Disconnessioni su bugie e marchi a fuoco

Scrivo perchè ho bisogno di rilassarmi. Non voglio raccontare del proseguire delle vicende delle mia tesi, che devo consegnare dopo domani mattina. Non voglio parlare del nuovo marchio a fuoco che ho nel polso destro (che recita a caratteri sbilenchi L I E). Non voglio parlare del mio amore lontano. Voglio solo lasciarmi trascinare dallo stridore delle mie parole.

Per ora non sto mai sola, sarà per questo che non scrivo più tanto. Quando scrivo, o si parla di neuroscienze o si parla d’amore. In realtà sono tutte cose che riguardano la vita più di quanto ne parlasse quello che scrivevo prima. Fatto sta che io adoravo scrivere della vita storta e delle parole amare che sola riuscivo a scagliare fuori.

Forse dovrei davvero parlare del mio marchio nuovo. Delle bugie, sì, parlerò delle bugie.

Abitualmente non mento. Cioè, non mento mai. Non ne ho ragione. Preferisco apparire scordata, stonata, sbagliata. Non mento. Raramente ometto. Omettere è mentire? A volte omettere è salvarsi. Chiunque sappia parlare riesce ad omettere senza mentire, a cavarsela. La passo liscia, spesso. La maggior parte delle volte, però, butto via tutto. Vomito tutti i miei pensieri, quello che mi capita a chi se lo merita, in un modo o nell’altro. Nonostante ciò, la gente mente, mi mente. Come se non fosse capace di lasciarsi accettare, apprezzare, come se volesse sempre essere un passo avanti a me che con la brucente verità resto nel fosso, sincera radicale sì, ma nel fosso di chi è vero ma sbagliato. Chi nel giusto proprio non può stare nonostante sia a tre dimensioni. Altezza, larghezza e profondità. Profondità.

Spesso le bugie possono essere più profonde delle verità, possono essere così profonde da nascondere litri e litri di fanghiglia.

Come sei profondo, amor mio.

LIE, sul polso sinistro. Proprio sul nodo venoso. La giuntura tra le asticine della L ha una piccola infezioni che rovina l’artisticità del tutto. E le croste stanno facendo le grinze. Lo proteggo con un bracciale di cuoio dagli occhi indiscreti.

Da quando stiamo insieme non metto più l’orologio e sono sempre in ritardo.

~ di lasalamandrina su 7 giugno 2010.

9 Risposte to “Disconnessioni su bugie e marchi a fuoco”

  1. La menzogna è la prova che non siamo morti, che sappiamo sognare. Rivela il nostro bisogno di esotismo, di essere altrove, di essere qualcosa di diverso. Le menzogne sono commoventi. La maschera che portiamo ogni giorno è commovente.
    I più grandi bluesman facevano della bugia un’arte. A sentir loro, avevano conosciuto soltanto tronchi vuoti e rotaie del treno a far loro da letto. Costruivano la loro vita sul mito. Il mito è falso per antonomasia, ma questa falsità lo rende sacro.
    Guarda il tuo braccio, e domandati se il pensare di essere te stessa non sia la bugia più grossa… Un abbraccio, è sempre un piacere leggerti!

  2. Anche io in questo periodo sto riflettendo tanto sulla differenza tra omissione e menzogna. Sono arrivata anch’io alla conclusione che non siano la stessa cosa. Come dici tu, a volte omettere è salvarsi, nascondere la verità, non travestirla da qualcos’altro.
    Mi piace molto come scrivi 🙂
    Un saluto!

    • omettere, alla fine, è far trscurare qualcosa a qualcuno. A fin di bene. Non imporgli una visione diversa su un qualsiasi fatto. sbaglio?

      grazie per essere qui.

  3. Ma anche se “travesto la verità da qualcos’altro”, come dici, che differenza fa? L’importante è essere onesti con se stessi, come fai tu, non darsi mai sconti, arrivare a farsi del male pur di comprendere quali sono i nostri desideri. Questa è la verità importante. Essere limpidi fino a bruciarsi, quando si tratta di noi stessi.
    Poi, al contrario, l’immagine che si fa trasparire può essere abbellita, enfatizzata, reinventata, “giocata”… Quando usi la matita o il mascara stai facendo riferimento a qualcosa che non esiste, stai “truccando”, mentendo, trasformando i tuoi occhi per accordarli a un ideale. Chiunque disegni fumetti lo sa, che per rendere un personaggio femminile più accattivante deve calcare di più la matita sulla palpebra superiore. Allo stesso modo, inventare una personalità non è peccato. E’ parte del gioco. Tutti mentiamo, omettiamo, pervertiamo i nostri racconti. Fa parte della sfida, e della scommessa.
    L’importante è sapere sempre che lo stai facendo, e ritagliarti degli spazi per te in cui sei in grado di calare la maschera, e vedere realmente ciò che sei.

    • E chi ci ama non merita questa onestà? Se diventi ‘uno’ con qualcosa che prima era fuori di te certo, ma adesso è quasi un terzo braccio, una seconda testa. Un’appendice, insomma. Questo qualcuno non merita forse le tue verità?

      : ) ma poi la sincerità paga sempre, esistono bugie giustifcate?
      ha senso tutto questo ponderare nella vita reale?

      tengo particolarmente ai tuoi commenti, sappilo.

      • Chi ci ama merita la nostra onestà, anche quando onestà significa ammettere che si cambia. Te lo dice uno che da quattordici anni sta con la stessa donna, e ne è perdutamente innamorato! 🙂
        Quello che intendevo dire è che forse certe volte ci facciamo troppi problemi su queste questioni: è normale che ognuno si crei il proprio “mito privato”, che si veda sotto una certa luce. Che abbia, per così dire, una propria auto-immagine di sé che talvolta non coincide con quello che è in realtà. Da fuori, puoi anche accorgerti delle piccole menzogne che uno porta avanti per sentirsi più vivo e importante. Per esempio, il tuo ragazzo potrà mostrare di essere molto più forte di quanto sia in realtà. Tu lo conosci, e magari non lo smentisci in pubblico. Lo proteggi, proteggi la sua illusione. Perché ti rendi conto che anche tu fai lo stesso. Ti piace il tuo marchio sul braccio perché pensi che dica qualcosa di te. Chi ti ama può anche vedere che tutto questo è magari un po’ puerile, ma tace i suoi pensieri, perché sa che quel marchio può renderti più felice. Io credo che le piccole bugie che raccontiamo a noi stessi servano veramente. L’importante è che, nell’intimità della solitudine, ci si analizzi fino a farsi del male, fino a smascherare questi sotterfugi. Fino a capire quanto ci servono. Allora tu potrai esibire il tuo marchio, senza nasconderlo, e allo stesso tempo sapere dentro di te qual è il valore effettivo di quel simbolo: cosa significa per te, quanta parte c’è di illusione, di frustrazione, di rivendicazione. Se sei sempre sincera con te stessa, la “menzogna” nei confronti degli altri diventa un gioco vero e proprio, e non ha un grande valore. E’ tutto un grande gioco di ruolo. La menzogna non è mai peccato, a patto che tu non stia prendendo in giro te stessa.

  4. tu hai un ottima mano 🙂 sei grande!!!
    ma le tue mezze verità o bugie esistono? ci saranno cose che non hai mai detto a lui!

    ciao grande!!!

  5. quando lo hai tradito cosa pensavi? come ti sentivi?
    e le bugie che hai dentro sono troppo grandi quando fai queste cose e non riesci a tenerle dentro dovresti parlare con lui. XD 😀

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