Si escludono a vicenda?

•27 settembre 2013 • Lascia un commento
  • “Lascia perdere il tessuto fetale. Lascia perdere il risentimento contro le donne forti.” Le dico: “Vuoi sapere il vero motivo per cui non ti scopo?” Abbottonandomi le braghe corte le ho detto: “La verità è che forse vorrei solo volerti bene”. E con entrambe le mani sulla testa, sistemandosi il cervello nero di capelli, Paige ha detto: “Forse il sesso e l’affetto non si escludono a vicenda”. E io ho riso. Con le mani che annodavano il fazzoletto da collo le ho detto: “Sì invece. Sì che si escludono a vicenda.”

Cerco di non guardarti negli occhi. Guardo giù. Li strizzo (ed è un buio così carico di emozioni che non resisto). Sbircio un po’.

E ci sei tu. Su di me. 

Cerco di non guardarti negli occhi mentre mi sorridi. Su di me. Distolgo lo sguardo e mi blocco a seguire le linee dure del tuo corpo. Collo taurino. Pieghe degli occhi. Ancora. Serro i denti e guardo altrove.

Tu non fai che sorridermi. 

Ho quasi la nausea… non sono pronta. Per fissarti. 

Inevitabilmente scatto fotografie mentali.

Dov’è la testa? Dov’è il cuore?

Una macchia nera al centro della fronte. Vortici di angoscia.

E un buco enorme in mezzo al petto. Quella sensazione di vuota angoscia, di notti insonni. Di aiutonessunosipreoccuperàpiùdime. 

Di anessunoimportasevivoomuoio. 

Sorridi.

Non ce la faccio.

Riportami alla realtà. 
Nessuno si preoccuperà per me.

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A cosa stai pensando? Pensando a cosa?

•12 settembre 2013 • 2 commenti

Ma quant’è disarmante vedere fotografie in cui ti diverti e stai in compagnia, quando poi con me butti solo veleno? Sei un ingrato e sei anche ipocrita. Depresso a convenienza, fottuto di cervello a convenienza. Asociale? A convenienza. A me sempre il peggio, vero? A me sempre lo schifo che non puoi mostrare agli altri. A me miseria. A me desolazione. 

A me

amore 

mai. 

 

Penso che siamo nel vicolo dei topi. Dove i morti hanno perso le ossa. 

 

Penso che sei un vigliacco che non merita niente. Penso che ti piacerebbe vedermi adesso, perché sono fuori dalla rabbia. Ti darebbe soddisfazione, vorrei spingerti lontano.

E fartela pagare, per tutto il tempo che mi hai fatto perdere in questi anni. 

 

Vorrei tirarti i capelli. 

Mi odio perché

•7 settembre 2013 • Lascia un commento

Mi odio perché

non appena il cielo di questa città torna ad essere grigio veleno e rosa smog 

torno a scrivere sui muri che ti penso raramente. 

Il giorno che ho deciso di dire una bugia

•31 agosto 2013 • Lascia un commento

Quest’estate è stata una rivelazione. Un crescendo e morendo di sensazioni, timori ed emozioni. 

La fine di maggio ci riportati vicini, inaspettatamente.

Giugno ci ha un po’ tormentati, la pioggia metropolitana mi aveva allontanato dall’idea stessa dell’estate e guardandoti continuavo ad immaginare il tuo sorriso.

(Ma le tue labbra erano sempre sigillate). 

Sì, giugno è stato un tripudio di maltrattamenti emotivi. Ma sono sopravvissuta. D’altronde, era passato maggio (neanche fosse stato il più crudele dei mesi). 

Luglio è stato strano. Mi ha allontanato da te e reso lievemente più indipendente. Certo è che ti pensavo in ogni istante. 

C H I E D E N D O M I S E S T E S S I B E N E – certochestavibenesolochenont’importatantodime.

Poi nel calore della fine del mese ci siamo concessi un po’ d’amore reciproco, sotto forma di ‘patto di non belligeranza’ (dimmichenonc’haicreduto – iononcihomaicreduto). Mi hai rivelato che sei geloso, che muori di gelosia. Io ti ho confessato che lo sapevo già. Ti ho chiesto di non rompermi le uova nel paniere e tu di non infastidire chi detiene la tua anima. 

Non è andata poi così male. 

Poi sei sparito, portandomi al tuo ritorno una storia surreale (tuchementiedicichenonmenti) che non ho mandato giù. Ed era già agosto e tu puzzavi d’arroganza e d’amore per qualcun’altra.

E allora ti ho mentito anche io. Sai cos’è? Che il destino, il karma e Gesù Bambino non sono abituati a sentirmi mentire e, di comune accordo, hanno avverato – poche ore più tardi – la mia bugia.

(Tipotregiornidopomiseiuscitoalmenoinpartedallatesta).

Non belligeranza

•9 agosto 2013 • Lascia un commento

Mi innamoro e disinnamoro a velocità raccapricciante. Sembra che io sia in cerca di capri espiatori, uno alla settimana, a cui appassionarmi.
Uno che desidero stringere, sentire. Ma, giunta ad un solo passo dall’obiettivo, glisso.
Ad un passo dalla stretta, mi dileguo.
E per assurdo ardo di desiderio.

La mia carne è un fuoco continuo, ma non mi lascio accarezzare – più.
E poi ci sei tu. Sto erigendo barriere che non abbatterai, palizzate che non scavalcherai.

Ci sto lavorando: tu che chiedi a me la non belligeranza. Un altro modo gradevole di pormi al tuo servizio, di ammansirmi, di tenermi a bada mentre vivi la tua vita.

Ed io non so neanche chi voglio. Forse mi stringerei a te, ma solo per pochi minuti.

Infondo è solo che non riesco più a credere alle tue fandonie.

Un campo lungo cinematografico (o discorsi sull’ingratitudine).

•8 luglio 2013 • 3 commenti

Da giorni penso al nostro campo lungo cinematografico.

Quanto sei cinematografico? Quanto il cinema ha influito nel ‘noi’ – che non esiste? Quanto è spontaneo correre sotto la pioggia e sfiorarti la mano? E arrabbiarti con me? Quanto è sincera la tua rabbia? Ed i tuoi sguardi cattivi? Quanto lo è il tuo essere emaciato? Quanto lo sono le tue dipendenze? E il tuo tornare da me ogni volta? E la voglia di respingermi? Il mio nonperdonartimai\maperdonartisempre? 

Sai di che si tratta? 

Della ricerca del campo lungo: io e te che ci stringiamo al tramonto sulla scogliera e sul mare in tempesta. Con il suono delle onde che ti eccita (so più cose di te di quelle che sai tu, non ti disturba? Non ti ferisce?). 

Ed un mese fa ti chiedevo se credevi nel nostro campo lungo. Ti dicevo:

Non c’è per noi un campo lungo cinematografico? 

E tu non rispondevi, mi davi mozziconi di sigarette al mentolo. Qualsiasi altro odore fastidioso che non fosse il mio. Che ti fa venire il mal di testa. Che ti fa strada per le viuzze di questa città così fredda.

Qualsiasi altra fanciulla. 

Qualsiasi altra vagina. 

Cerco dunque di scrivere, di esprimere il nostro campo lungo. Ma è un foglio bianco (ne sarai contento). Sarà che in preda alle endorfine mi hai detto: scrivi. Ed io ho scritto, ho scritto. 

Ho scritto. 

Io ti ho chiesto cento volte di leggere, ma niente.

Quando leggerai piangerai nuovamente ed urlerai e scaglierai lontano tutto e ti farai male alle dita dei piedi e alle nocche delle mani e toglierai porte dai cardini e ti stordirai ma

rimpiangerai che

ancora una volta

io non ci sono più 

e che tu

ancora una volta

sei un ingrato. 

 

Ossessione – Baudelaire

•15 giugno 2013 • Lascia un commento

Voi m’impaurite, grandi boschi, come foste delle cattedrali; voi urlate come l’organo, e nei nostri
cuori maledetti, stanze d’eterna doglia in cui vibrano antichi lamenti, risponde l’eco dei vostri
De
Profundis
.
Te odio, Oceano! Il mio spirito ritrova in sé le tue impennate e i tuoi tumulti: il riso amaro
dell’uomo sconfitto, pieno di singhiozzi e d’insulti, lo ritrovo nella risata enorme del mare.
Come ti amerei, o Notte, senza le stelle la cui luce parla un linguaggio così noto! Perché cerco il
vuoto, il nero, il nudo!
E le stesse tenebre sono tele in cui vivono, uscendo a migliaia dai miei occhi, esseri ormai spariti
agli sguardi famigliari