L’inverno prematuro sembra essersi nascosto sotto chili di foglie rosse e gialle, che scricchiolano sotto i piedi. Per la gioia dei turisti tardivi percorrono la mia città con pantaloncini sgargianti e canottiere sudate. Circa 25° sta mattina.
Ed anche io sono costretta ad infilare nello zaino pieno di ‘cose da fuga’ (piccolo kit che mi permette di sopravvivere fuori casa anche per alcuni giorni, contenente: computer, libri, borsettina con spazzole e spazzolini vari, magliette e biancheria di ricambio) anche il mio giubbino di pelle da ‘mezzo tempo’.
Penso che vorrei andare al mare, a mettere i piedi nella sabbia. E schizzare l’acqua. Affittare il pedalò. Invece mi tocca il parrucchiere, che ho una ricrescita impressionante, e che devo tagliare i capelli che sono tutti rovinati.
Poi aspetto l’autobus per 45 minuti tondi. Ma fortunatamente l’autostrada è libera, ed arrivo dopo solo 20 altri minuti; sulla statale mi fermo a raccogliere formiche, che adesso da un barattolo nella mia stanza mi fissano preoccupate.
Mi sento abbastanza bene, dentro e fuori. E questo mi permette di stare sola per un po’, di sedermi e studiare – sociologia della comunicazione – dopo una settimana di stallo.
Ogni tanto mi distraggo, e sottolineo righe e righe che in realtà non ho letto. Ma va bene così, oggi va bene.
Dobbiamo godere delle piccole cose.
