Oggi va bene

•18 Novembre 2009 • 9 Commenti

L’inverno prematuro sembra essersi nascosto sotto chili di foglie rosse e gialle, che scricchiolano sotto i piedi. Per la gioia dei turisti tardivi percorrono la mia città con pantaloncini sgargianti e canottiere sudate. Circa 25° sta mattina.

Ed anche io sono costretta ad infilare nello zaino pieno di ‘cose da fuga’ (piccolo kit che mi permette di sopravvivere fuori casa anche per alcuni giorni, contenente: computer, libri, borsettina con spazzole e spazzolini vari, magliette e biancheria di ricambio) anche il mio giubbino di pelle da ‘mezzo tempo’.

Penso che vorrei andare al mare, a mettere i piedi nella sabbia. E schizzare l’acqua. Affittare il pedalò. Invece mi tocca il parrucchiere, che ho una ricrescita impressionante, e che devo tagliare i capelli che sono tutti rovinati.

Poi aspetto l’autobus per 45 minuti tondi. Ma fortunatamente l’autostrada è libera, ed arrivo dopo solo 20 altri minuti; sulla statale mi fermo a raccogliere formiche, che adesso da un barattolo nella mia stanza mi fissano preoccupate.

Mi sento abbastanza bene, dentro e fuori. E questo mi permette di stare sola per un po’, di sedermi e studiare – sociologia della comunicazione – dopo una settimana di stallo.

Ogni tanto mi distraggo, e sottolineo righe e righe che in realtà non ho letto. Ma va bene così, oggi va bene.

Dobbiamo godere delle piccole cose.

Influenza

•12 Novembre 2009 • 17 Commenti

Le giornate sfioriscono velocemente, tra un’ora sembrerà notte. A me sembra di non avere tempo, di non riuscire a far nulla di quello che voglio.

Non sono dove vorrei essere e forse non ci arriverò mai, ma devo avere pazienza.

Così mi seggo ed aspetto. Aspetto che il giorno finisca, per andare a dormire. E poi di nuovo mi sveglio, devo andare a lavorare, devo studiare, devo fare tutte le cose che sono stanca di fare.  Ed ho voglia di cioccolata. Poi incrocio uno specchio, ed il solo riflesso provoca disgusto. E la voglia di cioccolata, e di tutto il resto, svanisce.

Certi giorni ci ammazziamo di coccole nel letto, certi giorni non riesco a sfiorarti nemmeno.

Vivere mi sfinisce, impegno il tempo in cose che non tollerò. Quando voglio studiare devo lavorare e quando devo studiare sono stanca.

Forse è solo influenza.

Frustrazioni oniriche e non solo.

•7 Novembre 2009 • 27 Commenti

Mi ripropongo sempre di scrivere, la mattina. ”Più tardi mi seggo e butto giù qualche riga”, mi dico. Poi non riesco. Non perchè mi manchi ‘l’ispirazione’, semplicemente perchè non trovo il tempo, o la stessa voglia. L’ispirazione invece, non l’ho mai avuta… non ho mai pensato “Ecco, dovrei scrivere questa cosa!”. Penso che il problema sia l’eccessivo groviglio di processi mentali iniziali e mai conclusi; in poche parole la mia mente è sempre affollata, c’è sempre una gran confusione di idee, di pensieri, di problemi, di paranoie e di ossessioni. Vivo immersa in un baccano mentale che mi assilla, che quasi mi strangola, giornalmente. Tutti questi pensieri, come se non bastasse, si materializzano la notte. 

(Premettendo che non ho mai passato una notte insonne, se non volutamente, posso ben dire che dal momento in cui appoggio la testa al cuscino a quello in cui mi addormento sono pochi i secondi che passano)

Ma ritornando ai pensieri, questi poco simpatici compagni mi tormentano nei sogni, che al contrario di qualche fortunata persona, ricordo SEMPRE.

Ogni volta che mi addormento, anche se si tratta di pochi minuti, io “sogno”.

Al novanta per cento si tratta di incubi terribili (apocalissi imminenti, morte precoce di parenti e amici, tradimenti vari…), la percentuale restante si divide tra immagini prive di alcun senso (almeno apparente) e bei sogni, che sono rari ma ci sono.

Un esempio? Sta notte ho sognato Laura Scimone (che incubo!) di cui allego un video che probabilmente intaserà anche i vostri sogni.  

Sulla puntualità

•28 Ottobre 2009 • 29 Commenti

Io odio chi arriva in ritardo. Odio dover aspettare più del dovuto una persona. Odio dover cambiare programma per qualcuno che è in ritardo. E’ tra le cose che odio più al mondo. E’ una tale mancanza di rispetto, di considerazione…

Perchè nessuno lo capisce? Perchè non si rendono conto di quanto sia importante un appuntamento? Come fanno a trascurare così qualcuno che aspetta?

“Le cinque, le sei, le sette. Che importanza ha?” Che disperazione.

A volte però, sono arrivata in ritardo anche io. Dio che umiliazione. Arrivare per ultimi, quando gli amici ti aspettano già da decina di minuti. Magari aspettano te per mangiare. E tutto si fredda.

Ecco, piccoli orrori quotidiani, altri piccoli orrori quotidiani.

Tengo sempre l’orologio una decina di minuti avanti, così faccio più in fretta ed arrivo sempre puntuale, spesso in anticipo. E’ una questione psicologica quella dell’orologio, lo so. Ma cosa posso farci?

E mi assale l’ansia quando rimango imbottigliata nel traffico, quando la gente mi fa perdere tempo. Quanto odio perdere tempo. Mi sento morire. Credo sia una fobia.

Per non parlare degli autobus, dell’angoscia che mi mette un autobus in ritardo. Penso sempre di averlo perso e qualche volta è anche successo. Ma di solito sono loro, in ritardo.

E poi arriva, e piano piano il battito torna normale.

 

Desiderio Insano

•22 Ottobre 2009 • 9 Commenti

Sigillo le labbra con un filo di lana rossa.
Mi lascerai andare, o continuerai ad uccidermi?
A farmi desiderare la seta dell’ultimo giaciglio.
Fiori morti ed acqua stagna.
L’odore prediletto.
La stanchezza mi avvolge, non si può più andare.
Al risveglio torno a dormire, piccola morte che pian piano cresce.
Le unghia nella nuca, dove i capelli coprono le croste, le future cicatrici.

Noia estenuante

•19 Ottobre 2009 • 4 Commenti

Giornata noiosa, di quelle che ti alzi con i sogni appiccicati addosso e che voglia di camminare ne hai poca. E poi c’è la pioggia e metto il cappuccio e apro l’ombrello, ma dopo dieci passi smette e devo levarmi la felpa perchè già sto sudando. E arrivo in ritardo, a me che non succede mai, chiedo scusa e mi seggo.

E so che domani sarà la stessa storia, continuerà questo tempo quasi marzolino ed io sono stanca, stanca.

E vorrei dormire, dormire.

Mi viene in mente una canzone di Vasco (Dormi dormi) di cui mi ricordo le parole ma non la musica, e dopo dieci minuti ricordo la musica e ho dimenticato le parole.

Quando sono questi momenti che dovrei dimenticare.

E poi scendo giù, in stazione dove siccome ha piovuto c’è una puzza di muffa intollerabile e quasi vomito, poi lascio stare.   Prendo il mano il libro che mi ha prestato il professore e mi do un’aria intaffarata, in modo da tenere lontani i conoscenti, gli amici degli amici e quelli dei parenti. Ma il libro è in inglese e cambio pagine ogni 3-4 minuti, penso che qualcuno mi scoprirà e mi verrà a parlare. Ma alla fine il treno arriva ed io salgo sull’ultimo vagone.

In treno la gente intorno parla, riempie ogni singolo vuoto di stronzate… così, una dietro l’altra. Ragazze che parlano di capelli e ragazzi che parlano di calcio, per un attimo penso che sia uno scherzo, invece è tutto vero: sono sul treno del clichè avendo anche dimenticato l’ipod.

Nel frattempo la temperatura sale, io muoio di caldo. Fortunatamente l’interno del treno è nuovo, completamente nuovo, e non devo preoccuparmi delle blatte (da quando ne ho vista una ogni mio viaggio in treno è un incubo).

Il tizio accanto a me legge dei volantini che tento di sbirciare, io non posso più leggere nulla, a parte il mal di treno (d’auto, di mare, d’aereo) che spesso mi affligge ho legato la mia felpa alla borsa ed in mano porto una pila di libri e un sacchetto pieno di barattoli (miele e confetture varie).

Ma poi arrivo a casa e posso liberarmi le mani, posso posare la felpa e sdraiarmi.

Il pranzo è un’ennesima eccezione alla mia dieta: mezza mozzarella, insalta e tre involtini di carne. Mangio addirittura del pane ed un pezzo di martorana.

Sono stanca ma mi metto a studiare. In realtà non mi riesce molto bene, sono stanca e non riesco a non pensare a domani. Domani dovrò lavorare e non ne ho voglia, pensandoci non ne ho mai voglia da un anno a questa parte.

Effettivamente non avevo neanche voglia di scrivere, passo e chiudo.

Parole allo specchio.

•15 Ottobre 2009 • 1 Commento

Indossi il vestito buono per guardarti allo specchio, ma il solo riflesso genera il disgusto. E’ una lotta, in una stanza buia; prendi la ricorsa e sbatti contro il muro. Tutte le volte che vuoi.

E poi? Il calore del buio, il freddo del pavimento, le tiepide contusioni (vestiti di odio che non devi neanche stirare). Ora si, che va meglio. Guarirai anche sta volta, potrai ricominciare.

Ricominciare dal dolore, Fenice risorgi dalle pene solo per impiccarti. Come se potessi morire all’infinito, provare la gioia del niente e ritornare intatta, al tutto.

Puoi ancora dar fuoco alle tue tenere carni, ma ciò che ti corrode ha il nido nel tuo ventre.

E poi il buio…

•12 Ottobre 2009 • 1 Commento

Al momento solo le parole di questa canzone.


Il sole disegna un cerchio rutilante
sul telo di lino delle nuvole sfilacciate
frapposte alla mia sbirciata distratta,
e con morbida perfezione
la circonferenza si adagia
sul lungo crinale del monte,
dietro il quale scenderà
in qualche placido istante.
La finestra socchiusa sfiora la sedia,
e fluisce un carezzevole soffio
che lambisce i miei piedi
con invisibile avvolgimento:
io penso all’effusione
di un abbraccio rapito ai dispetti del tempo,
a un amore caldo
come il raggio di luna degli innamorati.

E quando la luna verrà sarà la stessa di allora?
Quella che di noi farà di nuovo una cosa sola?
E quando la luna verrà sarà la stessa di allora?
Quella che dopo ci porterà alle carezze dell’aurora?

Il sole disegna mezzo cerchio esitante
su sbuffi di nuvole andate
e Oriente indorato risponde
all’acceso Ponente.
Guardo le rocce innevate nel blu luminoso:
sei là con lo sguardo,
lo stesso che mi hai regalato lasciandomi solo.
Ti ho persa quel giorno e mai più ho ritrovato
la scia deliziosa del tuo fascinare,
e se fosse successo mi avresti rivisto scodinzolare…
(devono aver diviso in due il mondo,
e penso di essere dalla parte sbagliata).


E quando la luna verrà sarà la stessa di allora?
Quella che di noi farà di nuovo una cosa sola?
E quando la luna verrà sarà la stessa di allora?
Quella che dopo ci porterà alle carezze dell’aurora?

Ora il sole
disegna
un commiato straziante
di squarci roventi
fra nuvole ostili,
veloci
nel giungere a frotte
sui miei capogiri.


Nell’ombra
del monte
mi pento
di averti
lasciata
tornare.


E poi il buio,
neanche un graffio di luna nel cielo

Un eterno nuovo inizio

•10 Ottobre 2009 • 5 Commenti

E’  una vita che ci cerchiamo ma ogni volta che ti vedo ti distruggo.

Spasimo per toccare le tue mani e  tu non fai che graffiarmi.

Siamo pronti a leccare le nostre ferite, anche quelle più profonde?

Siamo forse pronti a cavarci gli occhi solo per fidarci della guida dell’altro?

E ancora da me cerchi risposte che non ho.

Su braccia martoriate ho scritto l’essenza, la mia identità.

Tu fai finta dimenticare l’incoscienza di un amore, io mi vesto di solitudine e grida (e poi mi chiedo “cose’è tutto questo rumore?”).

Sai accarezzare quest’anima sfinita? Cerca di ricordare… di grattare via ogni residuo di emozione apparente, le mie mani ti accarezzano ancora. Prima di strapparti via le unghia.

L’amore è follia, la follia è solitudine, la solitudine è conforto.

Ma lo stesso striscio la mia faccia per terra fino a te, dove ogni tua spinta è un passo avanti verso di me.

Primo post. un’altra volta.

•6 Ottobre 2009 • 4 Commenti

Il primo post porta sempre l’amaro in bocca. Non so perchè mi fa questo effetto, sarà colpa delle speranze che vi ripongo, nella consapevolezza dell’ennesimo fallimento. Ma il fallimento si sa, è un’arte, e non tutti sanno fallire con il mio stile.

Quello che voglio condividere è una piccola sensazione di solitudine nel cuore che mi inizia a piacere, mi tiene calda, mi consola. Sto imparando  che le uniche mani che stringeranno saranno le mie e che, forse, imparerò ad apprezzarle. E un po’ come ritrovarsi, senza però essersi realmente persi, con un pizzico di gioia e di stupore.

E’ così triste, a pensarci… ma tutto quello che riesco a sentire è una strana emozione nel petto, come con un primo amore, un primo appuntamento, insomma…un primo post.

Voglio innamorarmi di questa solitudine, voglio lasciarmi cullare.

Voglio scrivere di nuovo tutto quello che sento.